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Il vescovo e l'antiquario
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Il vescovo e l'antiquario

Mangani Giorgio
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Giuda Ciriaco, Ciriaco Pizzecolli e le origini dell’identità adriatica anconitana

Due personaggi raccontano in questo libro, a distanza di dieci secoli l’uno dall’altro, due storie adriatiche, legate all’identità del confine, dei luoghi mediatori di conflitti, di incontri e scontri tra culture. La storia di Giuda Ciriaco, santo protettore di Ancona, l’ebreo scopritore della croce di Cristo divenuto vescovo cristiano, apre una finestra sui rapporti tra cristiani ed ebrei a Gerusalemme nel V secolo, nel momento in cui si originano una nuova identità cristiana e, insieme ad essa, paure, ansie e conflitti. Trasferita ad Ancona da Gerusalemme nell’ambito di rapporti politico-diplomatici della città con gli imperi d’Oriente e d’Occidente, una delle prime testimonianze dell’impiego politico delle reliquie, la storia del santo ebreo viene ricodificata da nuovi significati e diverse sensibilità culturali. Dal culto delle reliquie utilizzate come dono diplomatico dall’impero bizantino muove anche la storia di Ciriaco Pizzecolli, mercante e antiquario di Ancona, per costruire, nella prima metà del XV secolo, l’idea della tradizione classica come heritage, patrimonio della civiltà occidentale, attraverso l’invenzione del collezionismo delle antichità. Ciriaco sostituisce le sacre reliquie cristiane con le reliquiae antiquitatis, ma con la stessa funzione: “resuscitare i morti” come definiva la sua missione. Ma il suo progetto, condiviso con gli imperatori bizantini e con il cardinale Bessarione, è sopratutto politico: creare una nuova immagine, appetibile per l’Occidente, all’impero d’Oriente per presentarlo come erede e custode della civiltà occidentale, al fine di sostenere la sua pressante richiesta di aiuto economico e militare contro l’avanzata turca. Grazie al lavoro capillare e infaticabile di relazioni, contatti e viaggi nell’Adriatico, nell’Egeo e nei Balcani, Ciriaco radicò in meno di trent’anni, tra le classi dirigenti europee, ciò che diventerà il modello della educazione occidentale, il suo “capitale culturale”, creando le condizioni per la nascita dell’Umanesimo e del Rinascimento italiani. Mercante, diplomatico, cortigiano, antiquario, spia, Ciriaco d’Ancona rappresenta, in maniera parallela alla storia di Giuda, un tipo di cultura nata e sviluppatasi in between, capace di attraversare in forma non autoritaria, imprevedibile e a volte opportunistica, il conflitto di civiltà del suo tempo. Essa rappresenta i modelli culturali “liquidi” utilizzati come serbatoi di resistenza dalle città stato tardomedievali come Venezia, Genova, Ancona e Ragusa alle prese con gli equilibri perennemente instabili e conflittuali della regione adriatica, sui quali vale la pena di ragionare oggi, alla dissoluzione dello stato nazione contemporaneo, nel mezzo di nuovi blocchi ideologici e religiosi.

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