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O rima o morte |
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| Vettori Giacomo |
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A metà strada tra il motto di spirito e il calembour, la raccolta di Giacomo Vettori ha la passione civile come orizzonte e lo spirito di osservazione sociologica come metodo. Consapevole che i “giochi di parole sono un indizio nella direzione dell’inconscio, un pretesto per fuoriuscire dall’ansia”, come scrive nella premessa, l’Autore punta piuttosto sulla “parentesi vacanziera” che sull’ambizione a rivelare una freudiana economia del dispendio psichico, destinata ad allontanare le inibizioni. C’è piuttosto, in O rima o morte, il piacere della dispersione, della scoperta di un altro senso che stava già lì, dietro una vocale che lo nascondeva. A passeggio come un entomologo sociale che confonde volutamente alcune caselle della classificazione, Vettori dipinge sornionamente (quanto le tavole di Carlo Cecchi che illustrano il volume) un pano/rana di vizi ben evidenti, e quindi ignorati da tutti.
Carlo Cecchi, pittore, vive tra Jesi e Roma. Il suo lavoro è presente in collezioni pubbliche e private. Uomo di fiume, coltiva un’innata passione per le rane.
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