Maiorino Maria Grazia

Maria Grazia Maiorino, nata a Belluno da madre veneta e padre lucano, dopo aver trascorso parte dell’infanzia e dell’adolescenza al sud, è approdata ad Ancona, sua città di adozione e di formazione. Si è laureata in Lettere a Urbino e ha insegnato nelle scuole medie fino al 1993; si è poi dedicata all’attività letteraria organizzando laboratori e rassegne di scrittura poetica e narrativa. Scrive poesie, racconti, saggi di critica letteraria; i suoi testi sono apparsi in riviste, antologie e collettanee.

Ha esordito con la raccolta di versi E ho trovato la rosa gialla, prefazione di Guido Garufi (Forum, 1994).

Per la poesia ha pubblicato inoltre: la silloge Sentieri al confine, nell’antologia 7 poeti del premio Montale (Scheiwiller, 1997); Viaggio in Carso (Edizioni del Leone, 2000); Dare la mano a un albero, fotografia e haiku, in collaborazione con Giovanni Francescon e con una nota critica di Paolo Ruffilli (Rocciaviva, 2003); Di marmo e d’aria (Manni, 2005); I giardini del mare, con i disegni di Raimondo Rossi e la prefazione di Gastone Mosci (peQuod, 2011).

Nel 2006 è uscito per i tipi delle edizioni peQuod di Ancona il suo primo romanzo, intitolato L’ Azzurro dei giorni scuri.

Nel 2013 e nel 2015 ha pubblicato due raccolte di racconti, L’America dei fari e Angeli a Sarajevo, con la casa editrice Gwynplaine.

 

Due antologie, pubblicate recentemente da Vydia editore e curate da Cristina Babino, la vedono inserita tra le voci femminili e poetiche che si sono distinte nelle Marche negli ultimi decenni: Femminile plurale – Le donne scrivono le Marche (2014) e S’agli occhi credi – Le Marche dell’arte nello sguardo dei poeti (2015).

Prefazione e cura di Anna De Simone
Continua