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Storia del Casino dorico anconetano
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Storia del Casino dorico anconetano

Paleani Giuseppe
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In una società come quella marchigiana amministrata da ecclesiastici, la vita dei nobili era forzatamente dedicata agli impegni sociali, prevalentemente coincidenti nel gioco d’azzardo e nella partecipazione alle feste musicali e alle “mascherate” organizzate da Circoli o “Casini” eredi delle accademie del Settecento. La storia del “Casino Dorico” è una delle pochissime testimonianze ancora in grado di restituire nel dettaglio in che modo l’aristocrazia anconitana tentò, nei cento anni che sconvolsero lo Stato Pontificio, dall’arrivo dei francesi a quello dei Savoia, di far buon viso agli avvenimenti, non mancando di riservare festeggiamenti, balli e punch a Gioacchino Murat come al maresciallo Radetzky, nella speranza che si trattasse ogni volta di quella buona. Conferenze, accademie musicali, “passeggi” di maschere e veglioni scandivano infatti la vita della “Società del Casino”, in perenne contenzioso con l’autorità (non solo ecclesiastica) per le censure imposte alla morale, qui raccontata da Paleani come uno specchio dei tempi d’oro di una piccola capitale dello Stato della Chiesa.

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